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Gioco Sport

Gioco-Sport

Nuoto

 

Questa è la disciplina sportiva alla quale sono più grato, più riconoscente.

 

Grazie a questo divertente e rinfrescante gioco-sport, infatti, sono riuscito a risolvere alcuni miei problemi fisico-estetici: dolori alla spalla destra, concentrazioni di grasso addominale, scorretta postura della schiena (dovuta al peso eccessivo dello zaino scolastico), scarsa ossigenazione del sangue… e tante altre mie piccole “magagne”.

 

Prima di iniziare a praticare questo sport, ero molto scettico, molto perplesso; non pensavo proprio che fosse così rilassante e così salutare. Inoltre, il nuoto, rispetto a tutti gli altri sport praticati e che, ad oggi, pratico, mi ha dato un vantaggio non da poco: mi ha permesso di poter progettare il mio scrivere.

 

Ebbene sì… una parte delle mie opere è stata pensata, a mo’ di “karaoke cerebrale”, proprio in piscina. Il mio unico stile natatorio che sia in grado di eseguire è lo stile libero. Nonostante non sia un “gran vedere” in termini di eleganza dello stile, giacché sono nauseato da questo concetto che ritengo riduttivo per quanto concerne tutte le persone (non scrivo il perché), “me ne frego” e continuo a nuotare come più mi pare e piace. Sempre rimanendo il “signor Nessuno”, indicherei questo gioco-sport, dopo consulto medico, alle persone che vogliono star bene in generale.

 

Il nuoto, a parer mio, è un vero e proprio toccasana, sia dal punto di vista fisico-estetico che dal punto di vista mentale; questo, perché aiuta a dimagrire, rassoda ed idrata la pelle, raddrizza la colonna vertebrale, è ideale per le persone obese perché evita il pesante contatto con il terreno, aiuta ad alleviare lo stress e la depressione, contribuisce ad ossigenare il sangue, rinfresca la pelle (d’estate), ecc. ecc. Anche se non nuoto da qualche anno, per problemi di salute che ho risolto solamente da due mesi a questa parte (novembre 2017), conto di tornare presto, di tanto in tanto, in “vasca”; è rilassante, divertente e mi aiuta a star bene.

 

Un simpatico aneddoto, legato alle mie pregresse esperienze natatorie: tre anni or sono, mentre stavo nuotando nella piscina comunale di Conegliano, attraente città poco distante dal mio paese, Nervesa della Battaglia, ho notato uno strano oggetto adagiato sul fondo della “vasca”. Avvicinandomi a questo oggetto, ho scoperto che si trattasse di… una dentiera, persa da un anziano signore nel mentre del suo tragitto “coast to coast” da un bordo “vasca” all’altro.

Rugby

 

Questo gioco-sport, nato in Inghilterra e che deve il suo nome ad un’omonima “british city” sita al centro, “che più centro non si può”, del territorio inglese, in Italia, a mio avviso, non riscuote il seguito che meriterebbe.

 

Da molti anni a questa parte, nutro grande ammirazione per questa disciplina sportiva. La ritengo “portatrice sana” di valori che, in generale, non sono molto presenti in altre discipline sportive: correttezza, lealtà e coraggio. Per qualche tempo, circa diec’anni addietro, pensai di cominciare a praticare questo propedeutico gioco. Venni, però, caldamente sconsigliato dalla mia compagna di allora. Perciò, optai per un altro sport, il fitness, che ritenevo, e ritengo, anch’esso un buon mezzo per chi vuole star bene. Quando seguo in TV le partite della nazionale italiana di rugby impegnata nel celeberrimo “Torneo Sei Nazioni”, anche se ammetto di non essere un grande conoscitore del regolamento rugbistico, mi entusiasmo e mi diverto tanto. Guardo gli sportivi in campo con uno sguardo allibito e, al contempo, ammirato, per la loro forza unita a coraggio e dinamismo.

 

Un altro lato che mi piace tanto, del rugby, è il cosiddetto “Terzo tempo”, un simpatico e conviviale ritrovo post-partita di tutti i rugbisti protagonisti del match. Questi “omoni”, nel corso di questi loro piacevoli incontri, bevendo “giusto quelle 10/15 birre ciascuno”, hanno l’opportunità di conoscersi un po’, scambiandosi opinioni, divertenti racconti di loro vicende sessuali al limite del surreale, ironiche autocritiche, ecc. ecc. Contrariamente a quanto pensassi, vista la mole “da King-Kong” dei giocatori, durante il mio servizio militare (1998/99) ebbi l’opportunità di conoscere un giocatore, Marco, e scoprii un particolare che ritenni, fino ad allora, contradditorio: i giocatori di rugby, sotto la loro “corazza di cemento armato”, nascondono un cuore buono e generoso… con una sola eccezione: se tu li fai “incavolare troppo”, allora è meglio che “scappi a gambe levate” o, in alternativa, che ti “munisca” di tanti tuoi amici forzuti per cercare, quantomeno, di limitare i danni.

Tennis

 

Questo gioco-sport è uno dei miei più grandi amori. Gioco a tennis fin da bambino; iniziai all’età di sette/otto anni, in un campo in cemento denominato “campo-giochi”. I miei compagni di gioco di allora furono i molti talenti sui quali il “panorama tennistico nervesano” poté contare: Amedeo, Eddi, Marco, mio fratello Alberto, Gianni e “compagnia briscola”. La nostra prima rete da tennis fu un filo di nylon, sostenuto, alle estremità, da due paletti in legno. Le nostre prime racchette, anch’esse in legno, furono quasi rudimentali, e le nostre prime palline terminarono il loro “ciclo vitale” consumate a tal punto da non rimbalzare quasi.

 

A tennis ci seppi fare, tant’è che qualche anno dopo, all’età di dodic’anni, al circolo tennis di Ponte della Priula, una frazione attigua al territorio di Nervesa della Battaglia, un “esperto del settore” mi notò e mi propose di giocare venendo seguito da un allenatore, perché poi potessi iniziare a giocare a livello agonistico. Purtroppo, però, data la povertà economica della mia famiglia, dovetti abbandonare quel mio sogno perché i miei genitori mi dissero, chiaramente, di non avere i soldi che mi avessero potuto permettere di giocare ad alti livelli. Così, molto deluso e sfiduciato, quella sera piansi un po’… finchè mio padre, riconoscendomi affranto, puntualizzò: “Anche se non abbiamo tanti soldi, Michele, tu puoi continuare a giocare a tennis lo stesso, ogni tanto, con i tuoi amici”.

 

Perciò, dopo qualche giorno passato a guardare il soffitto della mia cameretta sognando di essere John McEnroe, la mia grande delusione si stemperò e riuscii a riprendere a giocare con i miei amici, divertendomi sempre tanto, fino al momento in cui… a sedic’anni, vinsi un torneo giovanile “under 18” al circolo tennis di Montebelluna, città poco distante dal mio bel paese d’origine. Ricordo ancora benissimo quel giorno; mi sentii di essere “al quarantasettesimo cielo” e, nonostante in me fosse stato ancora vivo il ricordo di quella mia precedente, grande occasione persa, alzando la coppa ad oggi ancora ben conservata sopra l’armadio della mia camera da letto, mi dissi un sontuoso: “Beh, chi se ne frega?” e la mia pregressa delusione si sciolse come blocco di ghiaccio in cratere di vulcano attivo. Dopo quel mio attimo di gloria sportiva, infatti, tornai ad essere pienamente felice e soddisfatto del mio gioco preferito. Così, continuai a giocare, per una abbondante ventina d’anni in maniera molto intermittente, in compagnia degli amici Manuele, Andrea, Paolo, Giorgio e Fausto Zanetti… finché quest’ultimo, che ho rivisto circa quattro mesi or sono (settembre 2017), mi ha dato la spinta per ritornare a giocare in modo continuativo, nonostante un mio stato di salute ancora molto precario. Questo, grazie al suo buon cuore ed alla sua grande volontà di riuscire. “Grazie, Fausto”.

 

In questi ultimi mesi, man mano che sono riuscito a migliorare dal punto di vista fisico-pscichico, il mio gioco stesso ne ha potuto trarre beneficio. Oggi che, da novembre 2017, sto “alla grande”, definirei il mio tennis “da porto d’armi” perché riesco a giocare molto bene e a tirar “forte”, per di più divertendomi ancora molto, con gli amici Manuele, Fausto e Tommaso, “Persone” che ritengo rappresentino, per me, anche degli esempi da seguire in termini di lealtà e di correttezza sportiva.

 

Sì, sono molto fortunato per aver avuto il privilegio di incontrare queste “Persone”. Quello che il tennis, finora, mi ha dato, rimane, e mi auguro rimarrà, uno splendido “quadro” a tinte vivaci e spiritose. Poi se, per tutti questi aspetti che riconosco essere positivi, io possa avere una qualche “briciola” di merito, questo non lo posso proprio affermare. Come scritto dal sommo Alessandro Manzoni nel capolavoro poetico “Il 5 maggio”, poesia che narra le vicende dell’esilio di Napoleone Bonaparte nell’Atlantica “Isola di Sant’Elena”, “puntura su mappamondo” oggi appartenente al protettorato britannico e sita a distanza di circa 2.000 chilometri dalle coste africane dell’Angola, (“Il 5 maggio”, versi 31 e 32) “…Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza: …”.